Klimt al Mudec: what an experience!

Dopo la lunga assenza estiva su coste calde e soleggiate, il rientro a Milano sotto la prima grandinata di fine agosto mi è parso davvero un affronto.
Cosa fare per ridare un po’ di colore alla propria vita e ritrovare l’ispirazione per la scrittura?
La risposta non può che essere una: Klimt.

Gustav Klimt nasce a Vienna nel 1862. Immaginatevi, l’Austria di quei tempi, dominata dalla monarchia e da un certo tradizionalismo di forme artistiche e cultura.
Gustav Klimt è un artista poliedrico che manifesta da subito un certo gusto personale nella pittura così come in altre forme d’arte in cui si cimenta.
Il distacco dal mondo tradizionale non tarda a venire: è il 1897 quando Klimt fonda, insieme ad altri 19 colleghi, la Wiener Sezession attraverso la quale si intendeva travalicare e trascendere il noto, per esplorare il nuovo con tecniche che comprendevano tutte le arti e tutti i mestieri.

La secessione è una vera rivoluzione dei sensi e del gusto che accoglie il cambiamento in senso olistico: dalla pittura alla scultura, dal design alla moda. Ai mestieri.

Il Mudec accoglie la Klimt Experience fino al 07 gennaio 2018. La mostra inizia con una serie di tavole a tutta altezza su cui è spiegata la vita ed il senso dell’esperienza di Klimt e dei secessionisti. E’ impressionante verificare la modernità degli oggetti di design ideati da questo gruppo di artisti rivoluzionari, così come è interessante farsi coinvolgere dal tentativo di influenzare un’epoca creando capi di moda unici che danno risalto alla sensualità femminile.

Quando si varca la porta della experience-room, ci si siede – o ci si sdraia a terra – per immergersi in una esperienza multisensoriale che racconta attraverso le immagini, i suoni, la musica, le fotografie, l’universo pittorico, culturale e sociale in cui visse Klimt.

Al centro di molte opere la donna che è, indubbiamente, una passione – forse anche una ossessione – di Klimt. Le donne che Klimt dipinge hanno bocche ben disegnate, sguardi caldi ed espressivi, mani affusolate, il capo spesso dolcemente reclinato di lato. Le forme dei corpi possono essere asciutte e voluttuose al tempo stesso.

Gli occhi delle donne di Klimt, invece, paiono scrutare con vivacità coloro che, estasiasti, si fermano ad ammirarle.

I colori sono vivaci, fioriti, dorati. La natura è viva, pulsante e divina.

I miei ragazzi hanno molto apprezzato l’intensità di questa mostra, così inusuale. Il commento di Noah, 9 anni, è stato:

Mamma, che meraviglia! Che belli tutti quei pesciolini colorati!

Ecco, io credo che il senso sia proprio quello espresso da Noah: l’arte di Klimt è un’esperienza che coinvolge a livello intimo e chiede di lasciarci andare sulle note della musica del suo tempo riprodotta nei suoi dipinti.

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