Chi sostiene che i milanesi sono freddi non sa quello che dice

Nonostante i tanti viaggi fatti per il mondo, anche attraverso realtà ben più organizzate di quella italiana, io ho scelto di vivere a Milano.

Le città sono come le persone. Hanno un nome che le distingue e pregi, difetti e particolarità che conferiscono loro un carattere preciso. Ma c’è sempre qualcosa che sfugge, labile e indefinibile, così da renderle sempre nuove e inaspettate ogni volta che le si rivede.

(Fabrizio Caramagna)

Vi confesso che la mia città ha rischiato di perdermi almeno una volta quando, a seguito di un viaggio di cinque mesi, avevo pensato che l’Australia potesse essere il paese per me.

Ma niente. Sono sempre tornata. Perché Milano mi mancava.

Milano, dove tutto è cominciato

Mi chiamo Anna e sono nata e cresciuta a Milano. Io amo davvero molto la mia città, e credo che la passione per i suoi cieli limpidi e le sue nebbie che tutto nascondono me l’abbia trasmessa mio nonno Aristide.

Da abile commerciante, mio nonno ha fatto tanto per lo sviluppo del commercio e la tutela dei commercianti nel centro di Milano. Il suo negozio di abbigliamento – Pedraglio – in piazza Cordusio ha fatto la storia.

Ricordo ancora con affetto i suoi racconti su tutto quello che Milano era stata e sui molti cambiamenti a cui aveva assistito nel corso degli anni. I lunghi giri fatti in compagnia del nonno, sui vecchi tram gialli, erano il momento in cui mi rendevo conto di come poteva crescere una città e di quanto le persone possono fare, lavorando insieme.

Cosa mi riservava il futuro? Taluni vogliono fare la ballerina, altri l’astronauta. Io, da piccola, volevo fare la pediatra perché amavo i bambini e la medicina mi incuriosiva. Alla fine, non ho seguito il mio sogno di bambina e neanche le orme di nonno Aristide. Dopo una laurea in sociologia, forse in maniera un po’ fortuita, sono diventata un agente di commercio nel settore della pubblicità e comunicazione. Oggi, lavoro in Sky Media, dopo aver lavorato parecchi anni in Mondadori.

Non mi pento del percorso fatto, perché, alla fine, sono riuscita a mettere a frutto la mia naturale inclinazione all’ascolto e la mia predisposizione all’empatia: anche se decisamente rivolto al commerciale, il mio lavoro richiede il contatto con gli altri e le mie doti, così come i miei studi, mi sono tornati molto utili.

L’impegno umanitario in Abio

Milano è una fonte inesauribile di possibilità. E’ la città che mi ha offerto un lavoro subito dopo la laurea. E’ la città dove puoi trovare di tutto. E’ la città dove ho i legami affettivi più forti.

Milano mi piace perché ci sono persone molto diverse tra loro per stile, gusto, atteggiamento. Milano è città di grande intrattenimento, dove hai solo l’imbarazzo della scelta: dalla cultura allo sport, dalla cucina alla moda; dagli affollati locali notturni alle tranquille sale da tè dove puoi fare quattro chiacchiere con le amiche; dalle aziende dove si produce freneticamente ai parchi dove fare sport e rilassarsi.

Devo dire che, per quanto abbia scelto Milano, sono consapevole dei suoi ritmi veloci, del consumismo e di una cultura dell’apparire di cui, purtroppo, la città è pervasa. Ecco perché, sono tornata al mio sogno d’infanzia – i bambini – per dare un senso più profondo alla mia vita. Due anni fa, sono diventata una volontaria di ABIO – Associazione Italiana Bambini in Ospedale.

E non poteva essere diversamente! Bambini, pediatria, genitori da ascoltare e supportare e, soprattutto, un corso di formazione molto serio che prepara i volontari a svolgere in modo efficace il proprio ruolo nei reparti degli ospedali.

Io svolgo il turno serale all’ospedale San Raffaele. La cosa straordinaria, che inizialmente mi ha stranito, è che ogni volta che finisco un turno mi sento…ricaricata anche se ho condiviso difficoltà con i genitori e i nonni dei bambini, assistito a malanni o problematiche.

Ciò che mi dà energia e speranza è che ho contribuito a fare stare meglio i bambini, rendendo un po’ più “normale” la loro permanenza  in ospedale, giocando, leggendo un libro, facendo una partita a UNO o chiacchierando coi più grandi (in pediatria si arriva fino ai 17 anni!).

Insomma, ABIO era proprio quello che ci voleva per riportare tutto su un piano ricco di significato.

Il tempo libero a Milano

Devo dire che, tra tutto, il tempo libero a disposizione è davvero poco!

Negli ultimi anni la mia vita notturna milanese è un po’ cambiata. Ai locali rumorosi, preferisco i ristorantini regionali dove gustare la cucina tradizionale del Belpaese e, con mio marito e gli amici, fare quattro chiacchiere in allegria.

Non solo cibo, però, perché per me Milano è anche mostre di arte ed intrattenimento. Particolare la mostra The Art of the Brick di Nathan Sawaya, alla Fabbrica del Vapore, che ho visto insieme ai miei nipoti.

Altrettanto emozionante è stata la visita guidata sui tetti della Galleria di Milano. Magnifica la città al tramonto, vista dall’alto. Spettacolare il Duomo con la sua piazza e i palazzi d’epoca e, più in fondo, la Torre Velasca, lo scorcio di via Torino ed, infine, il Castello Sforzesco.

E che di re di piazza Gae Aulenti, simbolo di una città che cambia e si rivolge alla modernità, conquistandosi un posto di rilievo in tanti settori?

Milano mi piace con ogni luce ed in ogni stagione! Certo, quando la nebbia incalza, mi rifugio a casa, un luminosissimo appartamento al settimo piano, pieno degli oggetti etnici che io e mio marito abbiamo acquistato durante i nostri viaggi.

Viaggiare…che piacere, i migliori soldi spesi – dico sempre io. Viaggiare…per poi tornare a casa, naturalmente!

Per sua natura, la metropoli offre ciò che altrimenti potrebbe essere dato solo dal viaggio; vale a dire, lo strano.

(Jane Jacobs)

La Milano del futuro

C’è una cosa che vorrei per Milano e, più in generale, per il mio paese.

Vorrei che si tornasse ad insegnare il rispetto ai bambini. Rispetto delle persone, della storia, delle cose di tutti, della natura che ci circonda.

Il rispetto è un valore importante, che io ho respirato in famiglia, fin da bambina. Un valore che mi fa salutare le persone quando le incontro per strada (i miei nipoti mi danno della matta). Vedeste quante persone, sorprese, mi rispondono con un radioso sorriso!

E poi dicono che noi milanesi siamo sempre di corsa. Ma chi dice che siamo freddi, non ci conosce abbastanza!

Vi presento la mia cucciola!

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1 Comment on "Chi sostiene che i milanesi sono freddi non sa quello che dice"

  1. Premetto che non voglio generalizzare, ogni persona è diversa:
    Non saprei riguardo ai milanesi.. non ho mai vissuto a Milano.
    Comunque.. voglio fare un esempio estremo: sono nato in Emilia.. nella “rossa” Bologna. Che molti descrivono come “paradiso” per socievolezza e altro..
    Per me molti Bolognesi sono mediamente fra i più freddi, asociali che abbia conosciuto al mondo. Dico nel socializzare con estranei, nei luoghi pubblici. Lo vedo fare molto raramente! Questo è essere socievoli.
    Molti scambiano la vita sociale con la comitiva! Avere una vita sociale attiva e varia è un’altra cosa molto più ampia e complessa. Non significa vedere gli amici al sabato e la domenica(per intenderci) e basta.
    Ad esserlo con i propri amici, amici degli amici, tramite la comitiva, eccetera.. sono buoni tutti.
    Lo dico pur essendo bolognese io stesso.
    Ho viaggiato in Germania.. i tedeschi sembrano il popolo più socievole al mondo in confronto ad un buon gruppo di bolognesi(per non parlare di alcuni ferraresi). Austria? Idem…
    Irlanda? gli irlandesi sono i più socievoli al mondo che abbia conosciuto.. quindi li metterei al primo posto, mille volte sopra i bolognesi e alla marea di persone che vengono da sud a Bologna che comunque non differiscono moltissimo(oggi trovare un bolognese originario realmente a volte è difficile sull’autobus, bisogna anche dire questo).
    Ovviamente non voglio generalizzare..
    Ci sono modi diversi di socializzare fra italia e estero. Nella mia Bologna difficilmente una persona conosce gente in un pub.. per dire.. se ci va da solo e non conosce nessuno. Almeno non lo vedo fare.. è anche visto di cattivo occhio in alcuni ambienti. In Irlanda ho conosciuto un mare di persone in questo modo o addirittura in mezzo alla strada. Quando ero nuovo in un paese straniero e dovevo inserirmi.
    Mi bastava fare un giro nei locali! ogni sera era diversa! Poi esistono anche li le comitive.. non lo nego.. ma non è “quasi l’unico modo di uscire”, come lo è invece per molti bolognesi amici miei che conosco da quando erano ragazzini.
    Poi moltissimi bolognesi mi dicevano che gli irlandesi erano freddi, ma dove?
    Voglio solo dire che sull’essere socievoli o meno, spesso il giudizio è molto soggettivo.
    Esiste sempre il luogo comune dell’italiano socievole.. ma ha fatto il suo tempo. Molto dipende.. da chi sei.. cosa cerchi.. che tipo di persona cerchi.
    Non penso che a Milano possano essere meno socievoli che a Bologna(impossibile).
    Ma non ci vuole molto!(è una provocazione) conosco persone a Bologna che a stento salutano i loro parenti! non conoscono nemmeno i nomi dei vicini di casa!
    Quando devono andare a un funerale calcolano l’orario come se fosse un normalissimo impegno, zero emozioni (la cosa più squallida che abbia mia visto). Ovviamente ho descritto esempi estremi.. ma ce ne sono tanti.. per dire che la gente fredda, in Italia, si trova eccome.
    Se in futuro mi capiterà di vivere a Milano, in ogni caso, potrò dire qualcosa di più specifico su questa città. Per il momento faccio solo un paragone estero-italia avendo vissuto tanti anni sia fuori che dentro l’Italia.
    Io mi sono trovato bene mediamente dappertutto, essendo una persona che si adatta, ma le differenze però nella socializzazione con estranei le noti subito. Addirittura dalle mie parti si usa raramente dare confidenza a estranei.. nel nord Europa, non me lo aspettavo ma lo ho trovato infinitamente più comune.
    Certo per chi piace uscire sempre con la comitiva.. avere la mamma vicino.. avere il gruppetto all’italiana.. Bologna è il paradiso. Ma quando uno parla di rapporti sociali io intendo avere una vita un pochino meno monotona, conoscere gente nuova.
    Vivere i giorni in modo diverso, in alcune città europee questo è possibile.
    A Bologna, molti di quelli che conosco, frequentano quasi sempre le stesse persone.. ogni tanto qualcuno nuovo.. gli piace vivere così. A stento cambiano locale ogni tanto..
    Sul treno: in Germania ho conosciuto mille persone diverse.. non solo quando ci vivevo ma anche solo quando viaggiavo, trovavo persone conosciute sul momento che mi invitavano alla cabina ristorante per mangiare insieme.
    In Irlanda addirittura una ragazza sconosciuta alla quale avevo chiesto solo una informazione su un posto mi ha accompagnato in macchina. Ci sarebbero 1000 esempi da fare.
    Mai successo tutto questo in Italia! Nel treno Bologna Ferrara le persone girano tutto il treno per mettersi da soli negli scompartimenti, oltre al fatto che vedi i giovani che non si staccano 10 minuti dal cellulare.. non vedono nemmeno chi gli passa vicino.
    Cosa voglio dire e cosa c’entra con Milano? intendo dire che molti italiani(non tutti non generalizzo) pensano di essere il popolo più socievole al mondo, che la vita notturna italiana sia insostituibile, ma spesso si riferiscono alla comitiva(il 99% delle persone che conosco, a Bologna escono in comitiva, altrimenti stanno a casa o vanno in alcune squallide serate frequentate da disperati, sempre gli stessi). A volte si riferiscono alle “loro” abitudini. All’estero ci sono bellissime città (soprattutto nordiche) e non ho avuto gli stessi problemi di altri italiani.
    L’Italia non mi mancava… certo.. ti manca la famiglia, la patria in quanto tale.. ma non più di questo. Non mi sentivo solo, e mi sono sempre adattato bene, come e meglio che in Italia da molti di punti di vista.

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