A Milano, Radio NoLo racconta il quartiere

Sono nato il 24 dicembre 1982 e per questo – mannaggia, ve lo devo proprio dire – ho sempre ricevuto un solo regalo per Natale e compleanno.

Da Verona a Milano, il passo è breve

Mi chiamo Riccardo, ho 35 anni, sono nato a Verona e circa 8 anni fa, mi sono trasferito a Milano per lavoro.

Quale lavoro? Beh, sono autore a Radio 24 per un programma di attualità politica, La Zanzara.

Mi occupo di radio da sempre: ho fatto la gavetta nelle radio locali in fm, nelle web radio universitarie e ora nell’unica talk radio nazionale. Volete sapere qual è la difficoltà più grande che ho incontrato? Spiegare a mia mamma – ancora oggi – di cosa mi occupo. 😉

La verità, però, è che ho sempre fatto questo nella vita, perché penso sia sempre meglio che lavorare!

Ma da piccolo…

Beh, da piccolo sognavo di fare il doppiatore. Mi ero innamorato follemente di Robin Williams in Mrs Doubtfire, e quando all’inizio del film doppiava i cartoni animati, io imparavo le battute a memoria. Poi toglievo l’audio del film e ridoppiavo i personaggi con le stesse voci usate dal grande attore. Un vero spasso!

In seguito, ho capito che con la voce si possono fare molte cose, tra cui raccontare le storie delle persone, e di questo mi occupo da un po’ di tempo.

Milan l’è un grand Milan

Come dicevo, vivo a Milano da circa otto anni e, lo devo ammettere, penso che sia stata Milano a scegliermi, forse un po’ per caso. Infatti, quando si è aperta una posizione a Radio 24, ho spedito banalmente un curriculum: un mese dopo era nella sede del Sole 24 Ore in zona Lotto a fare un colloquio per entrare a far parte della redazione dei programmi.

In quindici giorni ero in sella, in una città vista un paio di volte fino ad allora, che mi appariva più grigia di quanto lo sia veramente.

Vivendola, ho scoperto che Milano è un grande paese che puoi attraversare a piedi da parte a parte in un paio d’ore, e di cui puoi gustare gli scorci più belli andando al di là dell’apparenza, delle facciate grigie dei palazzi o dei mille bicchieri che tintinnano ogni sera nei locali.

Della città milanese amo la “non banalità”: dietro ad ogni cosa c’è sempre un lato B inaspettato. E’ come un vinile la cui traccia principale è sul lato A, e lo compri proprio per quello, ma poi lo giri e ti innamori molto di più della traccia contenuta nel lato B. Ma succede quasi per caso.

L’ovvio è quel che non si vede mai, finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità.

(Khalil Gibran)

Per esempio, di Milano apprezzo la dimensione di quartiere: a tutti appare una metropoli, ma a me sembra di poterla vivere come fosse un insieme di paeselli, da Isola a Garibaldi, passando da Porta Venezia fino a NoLo.

Ogni zona ha una sua specificità, i suoi locali, intesi sia come bar che come idealtipo di milanese.

Sarà che sono veneto, ma…

Sarà perché sono veneto, ma a me i locali che piacciono di più sono quelli che offrono un ambiente da osteria, in cui l’oste vuole scambiare due parole con te per spiegarti un vino o per raccontarti la sua vita.

E ce ne sono di locali così a NoLo, il mio quartiere, luoghi che mi fanno sentire a casa: Ci Vuole Un Drink, in via Martiri Oscuri 3, dove la zia Babi ti offre uno spritz a tre euro che ti stende; oppure il Ghe Pensi Mi, in piazza Morbegno 2, dove bere un’ottima birra in compagnia di Matteo, giovane imprenditore locale che ho visto nascere e crescere in questo quartiere. E infine la Caffineria, sempre in piazza Morbegno 2, dove Carolina ti prepara un caffè delizioso la mattina con tanto di cornetto al pistacchio da svenire.

Solo tutti locali in cui entro e mi sento apostrofare con un “ciao Riccardo, come va?”. Anche quando non sono dell’umore di rispondere, scelgo sempre questo tipo di locali a Milano.

Milano, il lavoro e…oltre

Oltre il lavoro ed i locali, negli ultimi mesi alcuni amici mi stanno trascinando nel mondo del teatro.

Ma non un teatro qualunque: data la mia propensione a evitare luoghi troppo affollati, mi sto appassionando al teatro in casa. Due miei compagni di avventura hanno messo in piedi il Teatro D’Asporti con un cartellone di spettacoli mensili che propongono in casa loro. Nel salone, allestito come fosse un palcoscenico, si assiste allo spettacolo – che spazia dal cabaret alla musica, si prende un piccolo aperitivo e, infine, si cena insieme in casa con gente sconosciuta. Mi pare davvero un bel modo per conoscere persone nuove e per assistere ad una rappresentazione con una modalità non convenzionale.

Milano e la nebbia

Contrariamente a molti, non fuggo da Milano quando è grigia.

Se voglio pensare o ragionare sulle cose, prendo il mio zaino con cuffia, costume, occhialini e ciabatte e vado in piscina. In particolare frequento l’impianto di viale Tunisia, una magnifica piscina anni ’30 che con le sue corsie da 33 metri mi permette di immergermi nel silenzio dell’acqua e di nuotare chilometri svuotando la mente e riossigenando il cervello.

Le epoche più gloriose nella storia di ogni cultura sono quelle di apertura verso gli altri popoli.

(Cvetan Todorov)

Se, invece, voglio ritrovare la natura non uscendo dalla città, mi incammino sulla pista ciclabile lungo la Martesana, proprio dietro casa, e percorro questo tratto di circa 7 km ascoltando il rumore dell’acqua che scorre e ammirando le case a due piani che un tempo erano parte di cascine in aperta campagna.

Progetti futuri?

Mi piace Milano e vorrei essere parte ancora più attiva del cambiamento in atto. Insieme ad alcuni amici, sto realizzando nella zona NoLo, una web radio che racconti il quartiere e il suo divenire, fatto di storie, di passioni, di persone e di suoni. Ovviamente, si chiama Radio NoLo.

Inoltre, sempre con i miei amici, vorrei aprire a NoLo uno spazio laico, trasparente e no profit dove tutti possano sentirsi a casa e dove sia possibile tenere corsi di lingua gratuiti per italiani e stranieri, dove ci possa essere la radio, ma anche spazio per tutte le attività che vengono portate avanti all’interno della social street a nord di Loreto.

Perché – lo devo dire – in questi otto anni, ho visto Milano cambiare ogni giorno, come un organismo vivente, come un bambino che cresce. Pur non sapendo esattamente cosa aspettarmi, so perfettamente cosa NON mi aspetto: non voglio che Milano torni indietro sui suoi passi, che si chiuda, che sia meno accogliente.

Milano va accettata così com’è, giorno per giorno.

Un po’ di contatti utili per seguirci da vicino:

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#labiografadelweb vi augura buon ascolto!

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