Schiscetta vs Bentō box: da Milano al Giappone il pranzo casalingo da asporto!

La cultura giapponese è ormai diffusa a Milano, dove i ristoranti che ci regalano i sapori tipici dell’oriente sono ovunque. Proprio in ragione del fascino che tutto ciò che è diverso ed esotico esercita su di me, qualche tempo fa avevo deciso di acquistare una Bentō box.

Da una parte, sempre in lotta con il mio appetito da orco, volevo tentare di operare un controllo delle porzioni attraverso l’uso dei numerosi, ma minuscoli scompartimenti; dall’altra, mi stuzzicava l’idea di riempire la scatola di prelibatezze e di consumare il mio pasto alla scrivania.

La Bento box

Ciò che mi ha fermato è il costo – a dir poco esorbitante – delle Bentō box originali (per il momento, non ho preso in considerazione la plastica). E poi, ci ho pensato…perché non ricorrere alla milanesissima schiscetta?

Rotonde, ovali, con chiusura a gancio oppure con il tappo a vite, la schiscetta è nata per rispondere all’esigenza pratica di conservare il pasto portato da casa in fabbrica. Racconta Tino Perego, ex segretario della Fim-Cisl di Monza, ricordando i suoi anni in fabbrica:

Ce n’erano di diversi tipi…anche a due piani: nella parte sotto si metteva il primo, in quella sopra il secondo con il contorno.

La Schiscetta

L’idea della schiscetta nacque nel dopo guerra, su un tram che conduceva da Nova Milanese a Milano, dove Il signor Renato Caimi, fondatore della Caimi Brevetti di Nova Milanese, assiste ad una scena che ha cambiato la storia della pausa-pranzo e che racconta il figlio Gianni Caimi, amministratore delegato della società:

Mio padre si trovava sul tram. Allora tutti lo usavano per andare a Milano a studiare o lavorare. A un certo punto la vettura ha preso un dosso e un pentolino con la minestra è caduto sul cappello di un viaggiatore.

Nel 1952 la schiscetta viene brevettata. La prima era tutta in alluminio, ma oggi vengono usati anche altri materiali come il vetro, la plastica, il silicone.

Per tutto il mese di gennaio 2018, la schiscetta è rimasta esposta in Assolombarda, perché come spiega ancora Gianni Caimi:

Assolombarda ha scelto la schiscetta come simbolo di Milano, del lavoro di Milano.

Ma da dove viene il singolare nome? In dialetto milanese, stà schisc significa lo schiacciarsi verso il pavimento per non farsi notare ed evitare le rogne. A volte, viene anche utilizzato per invitare altri a stare al loro posto, a volare basso per ridurre un comportamento un po’ troppo esuberante. Secondo il Cherubini, nel suo dizionario milanese, un derivato del verbo schiscià (cioè schiacciare, premere) è proprio il termine schiscetta che indicava il contenitore che gli operai tenevano schiacciato sotto il braccio.

Volete preparare un pasto sano e gustoso da portare ben chiuso nella vostra schiscetta? Consultate i libri seguenti:

Schiscetta sfiziosa, Schiscetta perfetta, Il Re della schiscetta.

#labiografadelweb vi augura buon appetito!

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