Il design di Milano in 12 punti perché sia una città che favorisca la salute dei cittadini

Il progetto Blue Zones è nato dalla collaborazione tra il National Geographic e l’esploratore Dan Buettner che per otto anni ha studiato le comunità più sane e longeve del mondo. Con il supporto di un team di medici, ricercatori, antropologi, demografi ed epidemiologi, Dan Buettner ha delineato i 9 denominatori comuni alle 5 località – l’Ogliastra e la Barbagia, Sardegna, Italia; l’isola di Ikaria, nel Mar Egeo, Grecia; la penisola di Nicoya, Costa Rica: la comunità degli Avventisti del Settimo Giorno, Loma Linda, California; Okinawa, Giappone – dove si vive più lungo in piena salute.

In seguito, Dan Buettner ha deciso di andare oltre, fondando Blue Zones LLC che, in collaborazione con Healthways, fornisce alle comunità che lo desiderano un set di soluzioni che le aiuta a ridisegnare il volto della città e della comunità in senso salutistico.

Le comunità che hanno aderito al progetto Power 9, hanno visto obesità e spese sanitarie scendere vertiginosamente già dopo i primi 12 mesi, e l’aspettativa di vita incrementare.

E allora mi sono chiesta: come il design di una città come Milano potrebbe aiutarci a migliorare la nostra vita? Ebbene, il progetto Power 9 dimostra che il design delle nostre strade, delle aree commerciali, dei parchi giochi e di altri spazi pubblici gioca un ruolo significativo in tutti gli aspetti della nostra salute: fisica, mentale e sociale.

Di seguito, i 12 principi per cui sarebbe possibile ridisegnare Milano così che sia più favorevole alla nostra salute ed alla longevità:

Uno: le persone in primo piano

Quando giro per Milano, mi accorgo che la città è sicuramente più a misura d’auto che di uomo. Detto questo, anche per le vetture mancano spazi di accoglienza per liberare le strade, i marciapiedi, i passi carrabili, ed ideare una viabilità più favorevole ai pedoni, ai ciclisti ed ai mezzi di trasporto azionati a forza di gambe! Ma anche ai mezzi pubblici, meglio se elettrici

Due: il trasporto attivo deve diventare la scelta naturale

Se prendiamo i mezzi pubblici, siamo costretti a muoverci di più. Per esempio, camminare speditamente per raggiungere il luogo di lavoro dovrebbe diventare non solo una scelta naturale, ma inevitabile! Power 9 prevede almeno un’ora al giorno di movimento per tutti, all’interno delle nostre attività quotidiane. Non solo sport e palestra, dunque…

Tre: il design spinge fuori di casa, perché fa belli i luoghi

Ognuno di noi deve poter vivere una vita attiva in un ambiente dinamico e ricco di impegni. Al fine di facilitare l’aspetto dell’incontro – indubbiamente utile per superare la pigrizia di certi giorni, è importante progettare dei bei parchi, piazze, edifici. Passeggiare in città deve essere fonte di stupore e di scoperta continua.

Quattro: Social Engagement

In un luogo bello si esce più volentieri. Il progetto Power 9 dice anche che nessun individuo che vive in una comunità dovrebbe fare più di 500 metri per poter incontrare gli amici in un luogo pubblico. Ne consegue che non esistono più periferie, ma tanti quartieri con un proprio centro con grandi spazi accoglienti

Giardini verticali e…orizzontali

Cinque: il Green Design migliora la vita di tutti i giorni

Giardini, questa è la parola d’ordine, perché una città deve essere costruita in armonia con la natura. Ogni zona della città, dunque, dovrebbe avere ampi spazi verdi dove le persone possono sostare, fare sport, lavorare, giocare. Alberi, fiori e altri elementi naturali sono le caratteristiche dominanti di uno skyline che si rispetti, rispondendo ad esigenze di estetica locale, salute ambientale, qualità dell’aria.

Sei: avere l’auto è tutt’altro che cool

Basta incentivi all’acquisto dell’auto nuova ed alla rottamazione di quella vecchia. Come in alcuni paesi del nord, il contributo va ai meritevoli, a quelli che usano le proprie gambe per spostarsi, riducendo l’inquinamento dell’aria ed acustico e mantenendosi in salute. Come procedere? Dislocando i parcheggi ai margini della città, in prossimità delle linee di traporto pubblico.

Sette: il mezzo pubblico deve essere confortevole ed economico

Il trasporto pubblico deve essere diffuso e collegare perfettamente città e hinterland. I percorsi pedonali e le ciclovie devono essere presenti su tutta la rete stradale urbana. Lo sharing dei mezzi deve prevalere (e qui, ahimé, il vero scoglio è la mancanza di rispetto verso il mezzo utilizzato). Tutte le opzioni dovrebbero essere competitive, comode ed efficienti.

Le Adaptive Streets a Seattle, USA

Otto: La pavimentazione è innovativa

Una Milano sostenibile deve pensare ad un tipo di pavimentazione che faciliti il traffico pedonale, provenga da materiali riciclabili con una spiccata predisposizione alla sicurezza. Città come Seattle, USA, hanno un programma molto avanzato assolutamente da copiare! Le Adaptive Streets sono il futuro.

Nove: percorsi, punti di sosta e punti di interesse

I percorsi pedonali e ciclabili che segnalano i punti di interesse nell’area o prevedano punti di sosta e di riposo, favoriscono il movimento e sono particolarmente amati dalle persone. E’ gratificante porsi una meta e raggiungerla, così come poter ammirare la bellezza, l’ordine e la pulizia della propria città.

Dieci: la città è un grande open space

Per quanto possibile, elementi naturali devono essere utilizzati per definire distretti e quartieri. Come dice Frederick Law Olmsted, grande architetto del paesaggio e urbanista statunitense:

Le città non dovrebbero contenere parchi; i parchi dovrebbero contenere città.

Undici: il movimento accade in ogni angolo della città

Avendo occasione di viaggiare, ho notato come in alcune città europee, i luoghi di scambio sociale, dove interazione e movimento vanno a braccetto, non si trovano solo nei parchi, ma sono disseminati lungo le strade, nelle piazze, in angoli verdi raccolti. Più occasioni ci sono per una pedalata o due pull-ups in compagnia, meglio è!

Il ponte della Ghisolfa

Dodici: le strade devono essere ponti

Sembra scontato, ma la viabilità pubblica va utilizzata per costruire una comunità, non per dividerla. Le strade dovrebbero sempre aggiungere valore e vivibilità alle proprietà adiacenti. La prima priorità delle strade commerciali è sempre quella di massimizzare gli scambi al dettaglio e sociali.

Quanto Milano ha già in sé questi criteri e quanto, invece, c’è ancora da fare?

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