La città di Milano va alla scoperta del sue montagne

Pur essendo cresciuta ascoltando i canti degli alpini, quando ho letto il titolo della pubblicazione da cui ho preso spunto per questo articolo, mi sono accorta che, a parte il Monte Stella e la Collina dei Ciliegi, per me Milano è una zona squisitamente di pianura.

E a dire il vero, i monti che racchiudono Milano in un abbraccio stretto sono stati a lungo percepiti dai milanesi solo come un’elegante cornice al loro vivere operoso.

Risultato? Lo studio, la descrizione e l’ascensione fu – fin dall’Unità d’Italia – appannaggio degli inglesi. Nel 1862, furono, infatti Edward S. Kennedy e Leslie Stephen – insieme a Melchior Anderegg, una guida svizzera – a conquistare la più alta vetta lombarda: il Monte Disgrazia.

Insomma, le Prealpi lombarde paiono da sempre distanti dalla città meneghina, sebbene così vicine in linea d’aria.

Ma, fu proprio l’unità nazionale a portare un cambiamento e a fare di Milano il vivace centro dell’attività industriale, finanziaria e culturale della nuova Italia. Se a questo si unisce la tradizionale competizione con Torino – che sulla scia dell’esempio britannico fondò il Club Alpino Italiano ad opera di Quintino Sella – si comprende come le montagne non potessero che appropriarsi della giusta importanza rispetto alla città meneghina.

Fu così che nel 1873 – per non restare secondi agli inglesi e, ancor meno, ai torinesi – un gruppo di scienziati, tecnici, industriali e professori milanesi fondò la Sezione di Milano del Club Alpino Italiano, di cui l’abate lecchese Antonio Stoppani fu il primo presidente.

Nel Club Alpino Italiano confluirono personalità variegate con le competenze più disparate, che sapevano attribuire la giusta importanza alla montagna, vista come strumento educativo potente nei confronti della gioventù milanese, di certo non avvezza alle attività all’aria aperta.

Agli inizi del ‘900, dunque, comincia l’esplorazione delle montagne, anche se – complici alcune sciagure che si portarono via alcuni validi scalatori – gli alpinisti lombardi continuavano ad essere considerati delle strane creature che mettevano scientificamente a repentaglio la propria vita.

Tuttavia, il dinamismo della città di Milano e l’avvento della I Guerra Mondiale, strappò i migliori alpinisti al tenero abbraccio della propria casa per mandarli al fronte in qualità di istruttori e ufficiali delle truppe alpine italiane.

Tra le due guerre, Milano visse il periodo dell’alpinismo classico in casa e fuori casa con celebri ascensioni in continenti extra-italiani ed anche extra-europei. Dopo la nascita dello scialpinismo a inizio secolo, con la fondazione dello Sci Club di Milano, il 1970 segna un approccio diverso alla montagna: i giovani sono attratti dalle pareti verticali di calcare nel lecchese e da certi enormi massi di granito in Val Masino. E’ tempo di free-climbing, la cui diffusione viene facilitata da ascese spettacolari, permesse dall’allenamento sulle prime pareti artificiali delle palestre milanesi!

Se all’inizio, dunque, fu solo diffidenza, oggi le montagne che circondano la città meneghina sono, a tutti gli effetti, parte del suo patrimonio e motivo di profondo orgoglio.

#labiografadelweb è pronta per la prossima gita!

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