Silvia è…per un mondo più giusto con montagne di neve!

Molti pensano che la vita sia una manifestazione di ciò che facciamo o di ciò che abbiamo. Io penso, invece, che la vita sia lo specchio di ciò che siamo. Nel profondo.

Milano, dove tutto è cominciato

Mi chiamo Silvia e il prossimo 2 febbraio avrò 50 anni. Devo dire che il mezzo secolo mi pare un buon momento per fare il punto sul percorso fatto fin qui e su quello ancora da fare.

Sono nata a Milano; in questa città vivo e lavoro; la mia famiglia ed i miei affetti sono qui. E’ per me naturale, dunque, scegliere di vivere nella metropoli milanese. Anche se…

…quando due anni fa sono stata a Berlino, mi sono seriamente chiesta come mai non ci fossi andata in gioventù. Se tornassi indietro, infatti, Berlino è una città in cui mi sarei trasferita senza rifletterci troppo, sebbene, all’epoca, non mi pareva essere così sicura.

Tu sei pazzo figlio mio, tu devi andare a Berlino! Dove stanno i pazzi, quello è il tuo posto!
(Detto popolare tedesco)

La mia professione e le sue difficoltà

Terminate le scuole medie, ho scelto di studiare lingue straniere, mia grande passione. Il mio corso era sperimentale e prevedeva lo studio intensivo – ben venti ore alla settimana! – dell’inglese e del tedesco. Nonostante il fatto che alcuni dei momenti più belli e felici li avessi passati all’estero, arrivata al momento di scegliere come proseguire il mio percorso scolastico, l’indecisione ha preso il sopravvento

Cosa fare? Tralasciando l’ipotesi di fare la ballerina che mi era balzata in testa a 16 anni quando praticavo danza, sapevo di non voler approfondire lo studio delle lingue all’università; sapevo che mi sarebbe piaciuto studiare filosofia, soprattutto grazie alla mia insegnante del liceo, ma non vedevo sbocchi interessanti; ecco perché, alla fine, ho scelto giurisprudenza.

E così sono diventata un avvocato del foro di Milano. E se inizialmente mi pareva una soluzione di compromesso, a posteriori so di aver fatto la scelta migliore: la ricerca della giustizia, una caratteristica tipica di ciò che sono, ha guidato i miei passi…fino al Tribunale di Milano!

A questo proposito, ricordo ancora con stupore quando, durante gli anni di università, mi fermavo estasiata di fronte al palazzo di giustizia. Preveggenza? Non lo so. So, però, che è stata una strada dura e piena di sacrifici, anche se, ai miei tempi, era più semplice esercitare perché c’era lavoro per tutti e la professione non era svilita come lo è oggi.

La nota ancora dolente è che avvocato e donna, purtroppo, non pare essere un binomio possibile. Infatti, le principali difficoltà che ho incontrato sono legate al mancato riconoscimento del mio contributo. Francamente, me ne sono fatta una ragione, ma col cavolo che mi arrendo!

No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
(Marthin Luther King)

Nonostante il fatto che l’esercizio della professione di avvocato sia, ancora oggi, prevalentemente maschile, io trovo questa situazione inaccettabile: in Italia, ci sono ancora troppe colleghe validissime relegate ad attori di secondo piano. Il settore va rinnovato secondo una modernità di pensiero ed una evoluzione della specie a cui dobbiamo tendere, lavorando quotidianamente.

Milano: i luoghi dell’anima e la nebbia…

Data la mia professione, lavoro parecchio e la sera crollo rovinosamente sul divano per poi strisciare verso il letto. E poi, se devo dirla tutta, Milano la preferisco la mattina presto: scendo dalla metropolitana in Duomo e passeggio fino al Tribunale passando per Corso Vittorio Emanuele. Certe mattine c’è una luce bellissima.

Amo anche la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, così come trovo stupenda la zona intorno all’università Cattolica. Da giovane, lasciavo mia mamma in piazza De Angeli, dove lavorava, e me la facevo a piedi fino in Cattolica, lungo corso Vercelli, Corso Magenta, con fermata a Santa Maria delle Grazie. Stupendo!

L’abitudine di camminare molto la conservo anche oggi. Ultimamente, faccio la spola tra due studi: uno vicino al Tribunale, l’altro (un po’ più chic) in zona Montenapoleone. La considero una gara podistica e a volte penso che mi si svitino le gambe.

A proposito, ci sono almeno due cose che vorrei per la mia Milano.

La prima: meno macchine e più spazio per pedoni e ciclisti. Per quanto mi riguarda, dovremmo andare tutti a piedi o in bicicletta. Quelli che scelgono di spostarsi in macchina all’interno della città sono degli autentici psicopatici.

La seconda: vorrei che fosse dedicato molto più spazio al verde cittadino. Fosse per me, pianterei alberi ovunque.

Come avrete notato, vita notturna poco o niente. Ma c’è un perché: quando il mio lavoro lo permette, preferisco viaggiare con mio marito e la mia famiglia. Visitare luoghi sconosciuti, assaggiare i piatti locali, annusare i profumi del mare o della montagna che io amo in modo particolare fin da giovane.

Ho tanta nostalgia della montagna. Sogno le vette e anche la neve. Quintali di neve. Nel cuore e negli occhi ho ancora il Monte Rosa visto dal Breithorn, durante un’escursione che ho fatto con mio papà parecchi anni fa.  Noi siamo una famiglia di montanari!

50 anni di speranza e sogni…

Oggi lavoro per uno studio di avvocati del varesotto. Il mio sogno, però, è quello di lavorare in proprio: voglio poter gestire il mio tempo in autonomia, lavorando anche da casa quando possibile. Non per pigrizia, ma per una sana modernità.

Inoltre, vorrei poi dare il mio apporto per migliorare il mondo dell’avvocatura, cosa non facile per le ragioni che ho detto sopra. E allora, sapete? Cambio le cose partendo da me e cercando di fare il mio lavoro quotidianamente con serietà, giustizia ed equità. Traggo molta soddisfazione nel cercare di insegnare questo mestiere ai chi lavora con me e, nel passare il testimone, cerco di farlo con magnanimità e generosità.

Questo è il mio contributo alla professione e, di riflesso al mondo.

Cosa farò tra un anno? Non lo so. Ogni Capodanno, scelgo di impegnarmi su un obiettivo diverso e faccio in modo che si realizzi. Vedrete, un passo alla volta, acchiapperò ogni mio sogno.

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