I bambini milanesi sono i più maleducati al ristorante

Non so se vi è mai capitato di pregustare una tranquilla serata al ristorante con la vostra famiglia e di essere tornati furibondi per il comportamento dei vostri figli. A me è successo anche se, lo confesso, non sono una madre molto tenera, in particolare, quando si tratta di applicare le regole basilari di una buona convivenza nei luoghi pubblici.

Come vi ho già detto, Milano è molto attrattiva per la possibilità di impiego che offre, ma è possibile che la sua operosità vada a danno dell’educazione dei bambini.

Bambini milanesi, che maleducati!

Ebbene, da un ricerca intitolata “Donne e qualità della vita”, risulta che i figli degli italiani siano in testa alla classica dei cafoni stilata da un campione di 500 albergatori e ristoratori in tutta Europa!  Per la precisione, i nostri ragazzi risultano maleducati, incivili e irrispettosi. A vincere, però, la palma d’oro sono proprio i bambini milanesi, seguiti da romani, napoletani, torinesi, bolognesi, baresi, palermitani e calabresi. Se la cavano un po’ meglio fiorentini, umbri e veneziani. Buon per loro!

Vediamo la classica degli atti peggiori che vengono compiuti in alberghi e ristoranti dai nostri teppistelli:

  • eccessiva vivacità che comprende urla, parolacce, schiamazzi e capricci che disturbano gli altri ospiti.
  • Corse nei corridoi, nella hall e tra i tavoli.
  • Danni alla struttura, tra cui si segnalano scritte sui muri e oggetti rotti.

Nell’educazione dei nostri figli, sempre secondo gli albergatori e ristoratori d’Europa, dovremmo prendere esempio dagli svedesi, sempre educati e rispettosi, oppure dai danesi, svizzeri, irlandesi, inglesi e persino spagnoli e russi.

Ma come si sta a tavola?

Intanto, cominciamo con il dire che, come è già evidente a tutti, l’educazione comincia in famiglia. Trasformare il pasto in un momento piacevole, affettuoso e di raccoglimento familiare è un must per far sentire i bambini coccolati ed ascoltati.

E qui, secondo me, nasce una parte della questione. Perché andiamo al ristorante con i nostri figli? E’ ovvio, infatti, che a volte abbiamo voglia di prenderci una pausa dalla solita routine casalinga e, magari, scambiare quattro chiacchiere con gli amici. E forse non vogliamo o non possiamo lasciare a casa i pargoli. Il fatto è che i bambini amano essere presi in considerazione e la sceneggiata è pronta a scattare quando li trascuriamo troppo a lungo. Se a questo aggiungiamo che i ragazzi sono pura energia, tenendoli seduti troppo a lungo stiamo sfidando le regole basilari dell’universo!

La seconda parte, invece, è un questione di pura e semplice abitudine. La maleducazione non è altro che una serie di comportamenti appresi nel tempo, seguendo l’esempio degli adulti di riferimento. La maleducazione non è mai un singolo atto – un grazie o un prego dimenticati, un piagnisteo al ristorante – ma è come una seconda pelle perché i comportamenti scorretti sono diventati automatici, trasformandosi, appunto, in un’abitudine.

Quindi? Beh, la cosa buona è che le abitudini si possono cambiare, cominciando proprio dal pasto in casa.

Ecco qualche suggerimento:

  • preparate la tavola in modo tale da avere tutto ciò che serve a portata di mano: evitate di alzarvi troppe volte, questo indirizzerà la vostra attenzione ai commensali, che saranno più felici, ed insegnerà che a tavola si sta seduti.
  • In tavola ci stanno i piatti ed il cibo e lo scopo principale è mangiare: i giocattoli stanno nella stanza o nella sala giochi. Il telefono è sulla mensola in camera da letto ed è rigorosamente in silenzioso (soprattutto per gli adulti!). Pranzo e cena sono momenti familiari che non devono essere interrotti o disturbati.
  • Fatevi passare, pane, sale, acqua o quanto vi serve con un bel prego ed un bel grazie ed insegnate a fare lo stesso ai bambini.
  • Rutti e scoregge non sono ammessi neanche a casa. E non ridete! Lo so, a volte sono così buffi che è difficile restare seri, ma se lo ripetono al ristorante potreste inorridire. Se proprio volete, riservate la gara di rutto-libero ad altro momento. Nella mia famiglia, per esempio, il rutto-libero veniva dichiarato solo in montagna, serrati nella roulotte, una volta ogni tanto, e lontano dalle sgrinfie di mia madre!
  • Se i bimbi sono piccoli e ancora non maneggiano bene le posate, siate pazienti sennò al ristorante farete la figura dei genitori isterici. Ma se i ragazzi sono già grandicelli, pretendete che utilizzino gli strumenti del mestiere a dovere!

Il galateo prevede che pochi alimenti possano essere gustati con le mani:

  • i cubetti di grana
  • il pane, da mangiare in piccoli bocconi e senza sbriciolare l’intera
  • la scarpetta! (chi l’avrebbe mai detto)
  • la pizza, solo se al taglio
  • i molluschi, solo se nei propri gusci
  • ciliegie, amarene, fragole, lamponi ed uva, solo se non servite in coppetta

Per il resto, comprese le cosce di pollo e la pizza rotonda alla napoletana, servono le posate!

Da ricordare. E’ il cibo che va alla bocca e non il contrario. Non si parla con la bocca piena. Il piatto non si lecca MAI. Non ci si mette le dita nel naso e non ci si gratta le parti intime. In caso di scenata, agguantate il pargolo e portatelo fuori dal ristorante (un po’ di aria fresca sarà salutare) e ricordategli con calma e fermezza le regole del vivere bene.

Che altro?

Intanto, sappiate che esistono dei ristoranti in Italia che praticano uno sconto di buona condotta che prevede anche un gadget per i bambini educati.

E poi, ordinate un’ottima bottiglia di vino per assicurarvi il buonumore.

#labiografadelweb vi augura buon appetito e buona fortuna!

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