La #MFW testimonia l’importanza della moda nel mondo odierno, ma non è sempre stato così – prima parte

La Milan Fashion Week #MFWracconta che la moda domina il mondo e comanda stili, tendenze e gusti. Ma non è sempre stato così. C’era, infatti, un tempo in cui ci si vestiva per motivi pratici, il primo dei quali era proteggersi.

Vestirsi…per proteggersi o per apparire?

La razza umana si veste dalla notte dei tempi, utilizzando materiali diversi, prevalentemente determinati dalla latitudine e dalle epoche storiche.

Da un punto di vista strettamente pratico, gli abiti hanno lo scopo di porre una barriera tra il corpo e il mondo esterno al fine di proteggerlo da eventuali “attacchi” da parte di insetti, dal caldo, dal freddo, dalle infezioni. Inoltre, da sempre, vestire è sinonimo di accettazione sociale, in quanto essere privati dei propri abiti è simbolo di rifiuto, mentre girare nudi per strada rientra nel campo della pura indecenza.

Quando nacquero i primi capi di abbigliamento?

Non è possibile fornire una data esatta, ma dall’analisi di diversi reperti archeologici pare che l’introduzione dei vestiti risalga a non meno di 100.000 anni fa.

Se pensiamo all’abbigliamento di oggi, però, possiamo capire quanto sono cambiati i gusti, ma soprattutto i materiali utili alla produzione di abiti: dalla pelle alla lana, dal lino al cotone, fino ad arrivare a tessuti sintetici o ricavati da materiali naturali come le bucce delle arance.

La pelle degli animali è stata certamente il primo materiale utilizzato per coprirsi. Uno dei vantaggi della caccia, infatti, era proprio la pelle ricavata dagli animali uccisi per sfamarsi. L’uomo primitivo si vestiva in modo rudimentale, avvolgendosi nella pelliccia, ma non prima di aver trattato la pelle con sistemi inventati nel corso del tempo. Vestire la pelle senza che sia stata precedentemente lavorata, è impossibile, in quanto, una volta evaporati gli umori, essa diventa durissima e permeabile all’acqua.

Quindi, dalla tannatura alla conciatura, l’uomo primitivo non solo ha appreso l’arte della lavorazione della pelle per renderla vestibile ed impermeabile, ma, come testimonia il ritrovamento di aghi in osso o avorio, ha imparato anche a tagliarla, sagomarla e cucirla per trasformarla in abiti molto semplici, ma pratici.

Anche le fibre vegetali deperibili hanno occupato un posto rilevante nell’ambito dell’abbigliamento primordiale. Si va da calzature in corteccia a indumenti intrecciati con foglie, fino ad arrivare – circa 8.000 anni fa – a tessuti veri e propri lavorati con telai verticali.

Il Neolitico – che si colloca circa 10.000 anni fa – segnò un cambiamento importante: l’avvento dell’agricoltura e della pastorizia consentì agli uomini di imparare a tosare le pecore per ridurne la lana in fili, nonché a lavorare le piante di lino e cotone, per trasformarli in fibre.

Tramite telai più sofisticati, i fili vennero intrecciati secondo il sistema di trama e ordito dando origine alla tessitura. In questo modo, i tessuti si sostituirono alle pelli per confezionare abiti, coperte, tende e tappeti.

Dovremo aspettare la Rivoluzione Industriale – tra il 1870 e il 1878 – prima che la tessitura si trasformi da tedioso e laborioso lavoro manuale ad un processo altamente meccanizzato.

C’è da dire che l’uomo dimostra da sempre una certa creatività nella ricerca di nuovi materiali per la produzione di capi di abbigliamento, ma anche nell’ideazione di vestiario che risponde alle esigenze più disparate. Pensiamo, per esempio, alle tute spaziali, all’abbigliamento destinato agli sport acquatici o alpini, e così via.

E’ evidente che gli abiti conservano ancora la loro funzione di barriera tra il corpo ed il mondo esterno, ma, da un certo punto in poi, il design entra in gioco nel fornire un volto modaiolo anche ai cosiddetti dispositivi di protezione.

Gli abiti, dunque, coprono il corpo, lo adornano e hanno un forte imprinting sociale che può arrivare a dividere le persone a seconda della cultura, del ceto sociale, della professione, della religione o del genere.

Si può forse affermare che, fino all’avvento del ready-to-wear o prêt-à-porter, il fashion sia sempre stata una questione tutt’altro che democratica.

La moda è innanzitutto una questione occidentale

La moda vera e propria è nata in Europa intorno alla metà del XIV secolo.
I segni più evidenti si rivelano nelle giacche più corte e dal taglio slim riservate agli uomini, spesso abbinate a leggins o pantaloni tradizionali. Il ritmo legato al cambiamento del fashion di questi anni, e soprattutto del XV secolo, è incalzante, rendendo mises e acconciature di uomini e donne sempre più complesse. Si impone uno stile che si differenzia nazione per nazione, cosa che tenderà a scomparire con l’avvento dei secoli XVII e XVIII, dove si affermerà un abbigliamento uniforme che prende origine dall’Ancien Régime e verrà seguito a distanza da borghesi e nobili di tutta Europa.

E’ il trionfo de la mode à la française, dove gli abiti maschili sono una copia più confortevole delle divise militari e dove Marie Antoinette, moglie di Louis XVI, detta la moda. In questo periodo, mentre il taglio degli abiti rimane pressoché identico, i colori e le stoffe cambiano di anno in anno e la diffusione dei modelli più fashion avviene attraverso delle illustrazioni create a Parigi e recapitate in tutta Europa.

Ma è nel 1858 che nasce una vera e propria industria del fashion con Charles Frederick Worth, nato in Inghilterra da famiglia benestante andata in rovina a causa dell’alcolismo del padre. Worth aprì la prima Maison di alta moda a Parigi in rue de la Paix 7. L’opera di Worth è stata rivoluzionaria in quanto ha non solo inventato la Haute Couture, ma ha creato anche i concetti di collezione e di stagionalità, che, abbinati, daranno vita alle prime sfilate.

Il XX secolo e la moda per tutti

A partire dalla rivoluzione industriale e, soprattutto con il XX secolo, l’industria della moda vedrà una crescita notevole: la velocizzazione dei processi di produzione riconducibile all’uso della macchina da cucire, va di pari passo con la nascita del ready-to-wear o prêt-à-porter. Si passa, dunque, ad un’idea espansiva del mercato che include fasce di popolazione fino a quel momento impossibilitate ad acquistare i costosi ed esclusivi modelli di haute couture degli stilisti più in voga.

La moda diventa democratica, e prodotta in taglie standardizzate a prezzi fissi e, soprattutto, accessibili ai più.

Un’ulteriore evoluzione di questo concetto, avviene intorno al 1960, quando stilisti come Pierre Cardin e Rudi Gernreich creano capi morbidi e leggins che possono essere vestiti indifferentemente da uomini e donne: nasce l’unisex che sorpassa il pregiudizio della moda legata al genere, accrescendo esponenzialmente il mercato del fashion.

Gli anni ’70, poi, compiono una profonda destrutturazione dell’immagine maschile, permettendo agli uomini un abbigliamento molto informale e libero che sperimenta con nuovi tessuti tradizionalmente riservati agli abiti femminili. Per le donne, invece, è già tempo di minigonne: Mary Quant e Twiggy la fanno da padrone!

Come già nel passato, nulla sarebbe successo senza l’intervento dei media, in particolare le riviste che, successivamente, verranno affiancate dalla televisione e, in tempi più recenti, da internet. Il mitico magazine Vogue, fondato negli Stati Uniti nel 1892, ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione di trend e suggerimenti che hanno creato una cultura condivisa circa lo stile più modaiolo da adottarsi in ogni epoca.

Ad oggi, l’industria della moda si caratterizza per la sua globalità, e se l’occidente detta ancora legge sulle creazioni e collezioni, la verità è che il vecchio mondo sta gradualmente perdendo la propria supremazia attraverso la dislocazione degli impianti di produzione in Cina, India, Pakistan, Vietnam. I paesi asiatici si stanno attrezzando di una moda locale, tagliata sulla propria fantasia e capacità produttiva.

Cosa ne sarà delle prossime Fashion Weeks? Dovremo chiederlo ai cinesi di oggi e di domani?

Seguite #labiografadelweb nelle prossime due puntate che parleranno di moda e tendenze dettate dalla #MFW.

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